ANTICHE UNITÁ DI MISURA tra Medioevo e Rinascimento

Prima dell’introduzione del metro come unità di misura standard, avvenuta nella Francia rivoluzionaria il 26 marzo 1791, ciascuna città era dotata delle proprie unità di misura di peso, lunghezza, misura dei terreni e capacità dei liquidi.

Questo fenomeno in Italia fu particolarmente longevo a causa delle identità locali e cittadine particolarmente radicate fin dal Medioevo, delle rivalità campanilistiche tra città confinanti e soprattutto della frammentazione politica in numerosi piccoli stati: l’adozione del sistema metrico decimale venne infatti ratificata per legge soltanto nel 1861 dopo la proclamazione del Regno d’Italia, ma si dovette aspettare fino al 1877 per disporre di tabelle ufficiali di conversione.

Gli ANTICHI CAMPIONI DIMOSTRATIVI DELLE MISURE LOCALI

Questo generava ovviamente grosse difficoltà in vari campi tra cui ad esempio il commercio di beni e derrate come tessuti, vino, grano, olio e materiali per l’edilizia (coppi o mattoni); la compravendita dei terreni, i rilievi topografici e catastali, la costruzione di strade e ferrovie e ovviamente la ricerca scientifica e la condivisione del sapere.

Tavola delle antiche unità di misura di Bologna, visibile nel basamento di Palazzo D’Accursio in Piazza Maggiore

Anche una semplice trattativa commerciale tra città confinanti richiedeva infatti l’uso di tabelle di conversione e strumenti di misura generalmente poco precisi o addirittura falsificati per trarne vantaggio. Per risolvere almeno in parte questo problema numerose città si dotarono di campioni di misura ufficiali esposti nei luoghi di mercato o su edifici particolarmente significativi.

Si trattava di spesse lastre di pietra saldamente murate sulle facciate degli edifici per evitarne il furto o addirittura di semplici intagli direttamente incisi nelle murature.
Ciascun campione comprendeva generalmente le unità di misura lineari e spesso anche la sagoma esatta dei materiali da costruzione come tegole, coppi, mattoni e loro eventuali sottomultipli: questo fatto a prima vista può sembrare curioso, ma dobbiamo considerare che anticamente i mattoni si vendevano sfusi, cioè a numero, e che i fabbricanti avevano dunte l’interesse a ridurne le misure per trarne ulteriori guadagni.
Le misure lineari erano costituite da lunghe incisioni in cui era inserita una barra metallica, spesso originariamente graduata, che ora risulta purtroppo quasi sempre perduta o illeggibile. Per i materiali da costruzione si adottavano invece tre soluzioni:
– semplici sagome incise, come ad esempio a Bologna;
sagome incavate (Modena);
– veri e propri campioni tridimensionali in rilievo (Assisi, Rimini, Città di Castello e Longiano).
Per i pesi e le capacità ci si serviva invece di campioni mobili consistenti di contenitori certificati in legno o metallo custoditi da appositi funzionari.

Questi campioni coprono un arco temporale molto vasto, compreso tra il Basso Medioevo (XIV-XV secolo) e il XVII secolo. A titolo di esempio ne  descriverò dettagliatamente alcuni particolarmente significativi, ma tavole simili sono riscontrabili praticamente in ogni città e paese di una certa rilevanza. Per la loro interpretazione mi sono servita soprattutto delle fonti esterne citate in fondo al post.

Bologna

La tavole delle misure di Bologna è costituita da una lunga lastra di scaglia veronese bianca (detta anche pietra della Lessinia o Pietra di Prun) inserita nel basamento di Palazzo d’Accursio in Piazza Maggiore, sede del governo cittadino fin dal XIII secolo. In cattivo stato di conservazione ma recentemente sottoposta a restauro, risale alla metà del XVI secolo.

Le unità visibili sono:
coppo, costituito da una semplice sagoma trapezoidale corrispondente alla sua impronta sul piano (Foto 1);
mattone, molto rovinata e purtroppo ormai scarsamente leggibile, era originariamente formata da un incavo in cui era ricavata in rilievo la forma esatta del mattone bolognese (Foto 1);
piede bolognese (circa 38 centimetri – Foto 2);
braccio (circa 64 centimetri);
doppio braccio (circa 128 centimetri);
pertica (dieci braccia, pari a circa m 3,80);
– un’unità di lunghezza non identificata.

Modena

Gli attuali campioni delle misure vennero incisi nel 1468 nelle murature dei maggiori edifici cittadini in sostituzione di quelle più antiche originariamente inserite nel basamento della statua chiamata Bonissima, tuttora visibile nello spigolo di un edificio all’incrocio tra Piazza Grande e via Castellaro.

Dette incisioni consistono in:
due incisioni a forma di coppella nel basamento della Ghirlandina, molto probabilmente riferite a una misura di capacità (libbra mercantile? – Foto 3);
– la scritta “sagra” subito sopra a un elemento in ferro molto corroso di difficile comprensione: non si capisce infatti se si tratta di un campione di misura o di una semplice grappa di giunzione tra le pietre (Foto 4).
Nell’abside del Duomo (Foto 5) troviamo invece:
– a sinistra della monofora la misura del mattone, costituita da un incavo rettangolare in cui andava inserito l’elemento da verificare (Foto 6) e il passo comune modenese, corrispondente a circa m 1,27;
– a destra della monofora la misura del coppo, anch’essa costituita da un’incavo trapezoidale corrispondente al suo sviluppo in piano (Foto 7) e la pertica modenese, utilizzata per misurare i terreni e pari a m 3,14 circa.

Le incisioni sono molto ben conservate ma i campioni in metallo per la misura delle lunghezze sono stati asportati, lasciando solo i due estremi evidentemente infissi in profondità nella muratura e fissati con malta.

Reggio Emilia

I campioni delle misure sono incisi direttamente nella muratura della colonna sinistra della facciata del Battistero in Piazza Prampolini, la piazza principale della città (Foto 6).
Anche in questo caso erano costituiti da regoli di metallo ora perduti. Le misure sono soltanto due:
multiplo del braccio reggiano (in questo caso forse 3 braccia, corrispondenti a circa m 1,90 – Foto 7);
pertica, pari a circa m 3,85.
Mancano dunque i campioni dei materiali da costruzione.

Rimini

La tavola delle antiche unità di misura riminesi si trova sotto il portico del Palazzo dell’Arengo in Piazza Cavour (Foto 8) e risulta molto interessante per tre motivi:
– l’iscrizione nella parte superiore, che recita “MESVRE DE PEDRE CVPPI ET ALTRI LAVORI COTTI ET MESURE ESTESE DEL COMUNE DE RIMINO – M.D. XXXX IIII“, cioè “misure dei mattoni, dei coppi e di altri laterizi e delle misure di lunghezza del Comune di Rimini – 1544“;
– le unità di misura costituite da sagome o regoli tridimensionali con relativi nomisottomultipli;
– lo stato di conservazione molto buono.

I campioni visibili sono:
coppo, costituito dalla consueta sagoma trapezoidale corrispondente alla proiezione orizzontale di un coppo;
quadrello, probabilmente il nome locale del mattone comune;
quadelletto, un quadrello diviso a metà nel senso della lunghezza;
quadro, di forma quadrata e probabilmente utilizzato nei pavimenti di pregio;
tavella, leggermente più grande della megianela e comunemente utilizzata nei pavimenti ad ammattonato;
megianela, grande come il quadrello e molto probabilmente identificabile con la mezzana per l’esecuzione dello scempiato nei solai alla toscana;
piede comune suddiviso in dieci once, di cui ne sopravvivono soltanto nove a causa di una piccola rottura nella lastra;
passetti comuni [sic], anch’esso diviso in un numero di sottomultipli purtroppo non leggibile a causa dell’erosione della lastra;
passo da legne et da pallate, diviso in sottomultipli e utilizzato per la misura di opere di carpenteria come travi, capriate, barche e palizzate;
mes[ura] d’archerugio, che indicava probabilmente la lunghezza minima della canna delle armi da fuoco consentite, che non dovevano essere facilmente occultabili per evitare rapine e agguati.

Longiano (Forlì)

La tavola delle misure è molto simile a quella di Rimini ma risulta più tarda di quasi un secolo: costituita da un’ampia lastra mobile in pietra serena, reca infatti lo stemma cittadino, la scritta PVBLICAE COMMODITAS (per la comodità pubblica) e la data 1624 (Foto 9).

Tutti i campioni di misura sono costituiti da sagome in rilievo con inciso il nome dell’unità corrispondente, identiche a quelle di Rimini (da cui effettivamente dipendeva il Castello di Longiano –Foto 10 e 11) ma con nomi lievemente diversi o con evidenti errori di ortografia:
quadrello anziché quadrelo;
quadrelletto anziché quadelletto;
megianella anziché megianela;
piede commune;
passetto commune.
Nella parte inferiore della lastra si trovano due unità di misura senza nome probabilmente corrispondenti rispettivamente al passo da legne e alla mesura d’archerugio, cioè alla lunghezza minima della canna degli archibugi in dotazione ai soldati della guarnigione (cfr. Rimini).

Perugia

I campioni di misura di Perugia sono mal conservati e di difficile comprensione.

La tavola esemplificativa, purtroppo completamente priva di iscrizioni, stemmi o date, è costituita da una lastra in pietra bianca saldamente murata nel basamento del Palazzo del Capitano del Popolo.
Sono visibili tre unità di misura lineari non databili né identificabili (Foto 12). Tuttavia, poiché immediatamente a fianco si trova la Loggia dei Lanari con molte botteghe per la filatura e tessitura dei panni di lana, possiamo supporre che si trattasse di unità di misura delle stoffe.
Anche lo stato di conservazione non risulta ottimale, perché la lastra di pietra appare spezzata a metà e gli originali regoli in metallo sono stati asportati rozzamente danneggiando le incisioni guida, come si nota molto bene nella misura più corta.

Assisi

Molto più interessanti sono invece le unità di misura di Assisi per la loro antichità, il pregio estetico e l’ottimo stato di conservazione.

Saldamente murate nel basamento della Torre del Popolo si conservano infatti ben due serie di campioni di misure dedicate rispettivamente alle unità di misura lineari e ai materiali da costruzione (Foto 13).
Il primo sistema comprende due piccole unità di misura lineari prive di nome ma con il regolo in ferro ancora presente sebbene leggermente ossidato (Foto 14): si tratta rispettivamente del piede da legno e formoni, pari a circa 39 cm e utilizzato dagli scavatori di fosse e per il dimensionamento e squadratura del legname e del piede di Assisi (circa 59 cm) per la misura di edifici, strade e condutture. Inferiormente si notano anche altre tre unità di misura per i panni di lana, di lino e di seta, due delle quali purtroppo prive del regolo in ferro e scarsamente leggibili a causa di lacune nella muratura e rappezzi più tardi eseguiti in mattoni.
I campioni dei materiali da costruzione (Foto 15) sono stati invece incisi in una lastra di scaglia rossa, datata e corredata di un’iscrizione esplicativa in cattivo latino lungo la fascia superiore e nell’angolo in basso a destra:
– “ANNO DOMINI MCCCXLVIII FAQTUM FUIT HOC OPUS TEMPORE ANGELI LATERI PERUSIO CAPITANEI ASISI. HAEC SUNT FORME CUPPORUM MACTONORUM PIANELLARUM QUADRELLORUUM COTTURUM” (Nell’anno del Signore 1348, al tempo di Angelo di Latero da Perugia capitano di Assisi, fu fatto questo lavoro. Qui sono [indicate] le forme dei coppi, dei mattoni, delle pianelle e dei quadrelli di cotto).
Sono inoltre visibili:
– sulla destra dalla sagoma a tutto tondo del coppo utilizzabile come uno stampo in negativo: il coppo sospetto andava infatti appoggiato sul campione ufficiale per verificarne l’esatta corrispondenza;
– sulla sinistra da tre sagome rettangolari corrispondenti rispettivamente alla pianella, cioè la mattonella per pavimenti contrassegnata da un’elegantissima lettera P in caratteri gotici, al mattone comune (marcato con una M gotica molto diversa da quella attuale) e dal quadrello, cioè il mattone diviso a metà per il lungo e corrispondente al “quadrelletto” riminese. In queste sagome si nota anche un’altra piccola incisione nell’angolo in basso a destra costituita da cinque minuscoli puntini con disposizione a quinconce, forse identificabile con il marchio dello scalpellino.

Città di Castello

Anche a Città di Castello erano in uso due diverse tavole delle misure dedicate rispettivamente alle misure lineari e ai materiali da costruzione, attualmente conservate all’interno del Palazzo Comunale.

La prima, in pietra serena, reca un’iscrizione esplicativa in latino (A ⋅ DD ⋅ CONFALONERIO, ET PRIORIBVS PRO ⋅ MENSIBs IVI […] AVGUSTI ⋅ M ⋅ D LXXXX) da cui si deduce che venne eseguita nel 1590 per ordine dei Priori e del Gonfaloniere della città. Seguono cinque regoli in ferro con nome e tacche verticali per la divisione in sottomultipli, corrispondenti ad altrettante unità di misura (Foto 15):
unità non identificabile a causa della corrosione avanzata;
– braccio di panno di lino;
braccio di lana e d[ella] seta;
piede;
mesura d[i] coltello spontato, probabilmente corrispondente alla lunghezza massima un’arma da difesa portabile senza uno speciale permesso.

Anche i campioni dei materiali da costruzioni sono costituiti da una lastra in pietra serena con iscrizioni esplicative (Foto 17):
– nella parte superiore, in italiano: CAMPIONE ⋅ DELLI ⋅ LAVORI ⋅ CRVDI ⋅ E ⋅ STAGIONATI
– nell’angolo in basso a sinistra, difficilmente leggibile a causa dell’erosione della pietra: A DD CONF. ET PRIORIB. PROME. IVI. A M D (?) L (?) XXXX IIII, da cui si deduce che anche questa lastra venne ecommissionata dai Priori e del Gonfaloniere probabilmente nel 1594.
Vi compaiono:
– la messana, cioè la mezzana da solaio;
– il coppo;
– la pianella da pavimento, leggermente più piccola del mattone;
– il mattone;
– il quadrvccio, cioè il mattone diviso a metà per il lungo.
Ciascun campione è costituito dalla solita sagoma in rilievo con inciso il nome corrispondente.

IMPORTANZA DELLA METROLOGIA ANTICA NELLO STUDIO DELL’EDILIZIA STORICA

Ma perché le unità di misura locali e in particolare gli antichi campioni ufficiali sono così importanti per chi si occupa di architettura storica?

Soprattutto per tre motivi: la creazione di tabelle mensiocronologiche per la datazione degli edifici, la comprensione delle regole di progettazione e dimensionamento dello spazio e la corretta scalatura delle antiche mappe topografiche e catastali.

Tabella di conversione tra le antiche unità di misura di Pisa e il sistema metrico decimale, esposta nel 1877 nella Piazza delle Vettovaglie, antica sede del mercato. Foto di Alessandro Ticci

La mensiocronologia è un metodo di datazione degli edifici storici che si basa sulla misura dei materiali da costruzione come coppi, mattoni o più raramente conci di pietra squadrata.
Il presupposto fontamentale deriva dalla constatazione che le dimensioni dei mattoni tendono a diminuire nel corso dei secoli: a datazioni più antiche corrispondono dunque mattoni generalmente più grandi. Ciò è dovuto al fatto che fino al XIX secolo i mattoni si vendevano a numero e di conseguenza i fabbricanti avevano l’interesse a ridurne le dimensioni: questo è anche il motivo per cui molti governi locali si dotarono di campioni ufficiali dei materiali da costruzione.
Per servirsi della mensiocronologia occorre però utilizzare le tabelle mensiocronologiche, valide per ciascuna città o regione omogenea e costituite dalle dimensioni dei mattoni standard con la rispettiva datazione, indispensabili per confrontare le dimensioni dei mattoni rilevate sulla muratura da datare e quelle dei campioni di periodo noto.
Per la loro costruzione ci si serve di varie fonti: misura diretta dei mattoni su murature con datazione certa ad esempio ricavata da iscrizioni o documenti di archivio con contratti di pagamento o bolle di spedizione; ordinanze e statuti cittadini o appunto le tavole delle misure di cui si conosce l’anno, come avviene ad esempio ad Assisi, Rimini, Longiano o Città di Castello.

L’uso dei campioni delle misure per la costruzione delle tabelle mensiocronologiche richiede però alcune accortezze.
Infatti – come per altro è chiaramente specificato nei campioni di Città di Castello – le sagome ufficiali corrispondono quasi sempre ai laterizi crudi e stagionati, perché sarebbe risultato impossibile standardizzare le dimensioni di materiali cotti in forni a legna, privi della possibilità di regolare con precisione la temperatura e il tiraggio. In altre parole i governi cittadini regolamentavano severamente le dimensioni degli stampi, mentre tolleravano una certa variabilità (anche di 5-10 mm) nelle misure dei pezzi finiti.
Quando si usano i campioni ufficiali per la datazione mensiocronologica occorre perciò considerare la naturale diminuzione di dimensioni dovuta alla cottura, e adattare di conseguenza le sagome in pietra.

Le unità di misura lineari più grandi (pertiche e misure equivalenti) sono invece importanti soprattutto per la corretta scalatura delle mappe storiche, particolarmente utile per la sovrapposizione con le mappe odierne finalizzata allo studio delle trasformazioni di confini fondiari, tessuti urbani o singoli edifici.

Le unità minori (passi, piedi e braccia) aiutano infine a contestualizzare i documenti d’archivio come inventari, verbali di cantiere o bolle di pagamento; a scalare correttamente i progetti originali, a comprendere i consigli dei trattatisti sulle proporzioni dello spazio o a identificare le maglie modulari usate da molti architetti rinascimentali nella progettazione di chiese e palazzi gentilizi. Nell’edilizia minore consentono invece di riconoscere le pratiche di cantiere o le regole empiriche per il dimensionamento degli elementi costruttivi o di identificare con esattezza la cellula base dei tipi edilizi ricorrenti (casa a schiera matura e casa in linea di rifusione).


Fonti e approfondimenti

Le fotografie delle tavole di misura di Longiano, Città di Castello, Perugia e Rimini sono state eseguite da Alessandro Ticci, che ringrazio di cuore.

Per maggiori approfondimenti sulle unità di misura dell’Emilia e della Romagna si vedano la pagine internet tratte da sito del prof. Vanni Gorni:
– “Emilia: unità campione” – http://xoomer.virgilio.it/vannigor/Misure_Esposte_1.htm – da cui è tratta anche la fotografia delle unità di misura di Reggio Emilia
– “Romagna: unità campione” – http://xoomer.virgilio.it/vannigor/Romagna.htm
Per approfondimenti sulla tavola delle misure di Assisi si rimanda al libro di Maria Letizia Cipiciani Assisi la città che non c’è, edito da MLC. Per la segnalazione ringrazio invece di cuore la studiosa Rita Lotti di Formigine.

Per una spiegazione dettagliata sulla datazione con la mensiocronologia è infine possibile scrivermi in privato tramite l’apposito form di contatto o consultare l’ottimo libro L’archeologia di Architettura. Misurazioni, stratigrafie, datazioni, restauro di Anna Boato.

5 thoughts on “ANTICHE UNITÁ DI MISURA tra Medioevo e Rinascimento

  • January 24, 2019 at 12:32 am
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    Congratulazioni. Davvero chiaro e utile.

    Reply
    • February 10, 2019 at 1:53 pm
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      Grazie 🙂

      Reply
  • April 7, 2020 at 9:16 pm
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    A Firenze ci sono delle targhe antiche che dovrebbero indicare distanze. Vorrei inviare le foto per saperne di più.

    Reply
    • April 13, 2020 at 6:29 pm
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      Puoi scrivermi a info@ilcapochiave.it e mandarmi le foto! Così posso pubblicarle sulla pagina facebook per condividerle con tutti!
      Comunque non sapevo di questa cosa, interessante!

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