PIENZA, la città dello sgraffito

Secondo post sulla tecnica dello sgraffito, in cui analizzeremo le straordinarie facciate di Pienza e vedremo alcune forme di degrado tipiche di questa tecnica decorativa.


Nei primi anni del XV secolo Corsignano era un tranquillo borgo medievale della Val d’Orcia, arroccato su una collina e ricadente nel territorio della Repubblica di Siena: il 18 ottobre 1405 vi nacque Enea Silvio Piccolomini, che il 6 agosto 1458 venne eletto Papa con il nome di Pio II.
Fu un pontificato breve (Enea Silvio morì infatti solo cinque anni dopo, nel 1463) ma straordinariamente significativo dal punto di vista artistico e culturale: il Piccolomini era infatti un uomo estremamente colto, fine umanista, ex diplomatico di grande esperienza e autore dei Commentarii

Pienza, la CITTÁ IDEALE del Rinascimento

La sua influenza fu quindi decisiva per la definitiva affermazione del Rinascimento sia a Roma sia nel territorio della Repubblica di Siena: a Siena fu infatti il committente di uno dei più belli e significativi edifici rinascimentali della città, le Logge del Papa in via Pantaneto; decise inoltre di ristrutturare radicalmente il proprio paese natale secondo i canoni della città ideale del Rinascimento.

Rappresentazione della Città Ideale (circa 1470)

Nel 1459 Corsignano venne dunque rifondata con il nome di Pienza. Il progetto fu affidato al celebre architetto Bernardo Rossellino, che riuscì a completare i lavori in soli tre anni: la nuova cattedrale venne infatti consacrata da Pio II il 29 agosto 1462.

Il risultato è uno splendido borgo, straordinariamente unitario per concezione architettonica, uso dei materiali e stile degli edifici.

L’elemento più significativo è sicuramente costituito dalla piazza centrale, di forma trapezoidale e dominata dal Duomo (Foto 1). Molto significativi sono anche il Palazzo Piccolomini sulla destra, dalla tipica facciata quattrocentesca con un bugnato rustico di arenaria e grandi bifore a tutto sesto (Foto 2), e il Palazzo Vescovile sulla sinistra dalle severe murature in conci squadrati con disposizione a filaretto (Foto 3). Non mancano inoltre numerosi altri pregevoli edifici, quasi sempre palazzetti gentilizi tardomedievali successivamente rimaneggiati.

Lo stile dominante è ovviamente quello del Rinascimento fiorentino; i materiali prevalenti sono l’arenaria, la pietra serena e l’intonaco decorato. Il paesaggio urbano di Pienza è dunque caratterizzato dal beige dell’arenaria, dal grigio della pietra serena e dalla bicromia bianconera degli intonaci a sgraffito.

Gli INTONACI A SGRAFFITO di Pienza

Proprio le facciate a sgraffito sono uno degli elementi caratterizzanti del centro storico di Pienza e tra le attestazioni di questa tecnica più significative della Toscana grazie al loro numero elevato, all’estrema vicinanza – fatto che porta gli edifici a “dialogare” tra di loro – e alla loro sostanziale unità stilistica.
Infatti, anche se ciascuna facciata è diversa dalle altre, sviluppa in maniera autonoma il repertorio figurativo tipico dello sgraffito e risale a periodi molto differenti, risulta evidente la comune appartenenza a un progetto unitario globale.

Le facciate più significative sono sette:

Il cortile di Palazzo Piccolomini

Si tratta di un piccolo cortile di rappresentanza con un portico di colonne in pietra e capitelli di ordine corinzio al piano terra, finestre a croce tipicamente rinascimentali e un arioso loggiato in stile ionico al secondo piano (Foto 4).

La decorazione, databile alla seconda metà del XV secolo e particolarmente significativa per l’uso simultaneo dell’affresco e dello sgraffito, comprende:
– Una triplice ghiera decorativa nel porticato (Foto 5).
Ampi fregi nella fascia marcapiano con clipei e stemmi Piccolomini racchiusi da medaglioni, spessi festoni vegetali e uno sfondo di specchiature architettoniche rettangolari e romboidali (Foto 5): il fregio è affrescato al primo piano e nel sottogronda e realizzato a sgraffito al secondo piano. Gli stemmi Piccolomini e le modanature del fregio del primo piano sono invece di pietra.
– Al primo e secondo piano un partito architettonico formato da una serie di archi a sesto ribassato in corrispondenza delle finestre, colonne ioniche in funzione di piedritti, specchiature rettangolari con clipei, una fascia a losanghe a mo’ di trabeazione e ampi medaglioni rotondi (Foto 6).

Lo stato di conservazione è purtroppo molto eterogeneo: i fregi del sottogronda e del primo piano, realizzati ad affresco, sono infatti ben conservati, mentre le porzioni a sgraffito sono  assai degradate e scarsamente leggibili a causa dell’erosione diffusa dello strato più superficiale: è una tipologia di degrado molto frequente negli intonaci sgraffiti.
La tecnica di esecuzione è quella descritta da Giorgio Vasari.

La facciata di Palazzo Ammannati

La facciata del Palazzo Ammannati, così chiamato dal nome del suo committente (appunto il cardinale Giacomo Ammannati, amico intimo e fedele collaboratore di Pio II), presenta una pregevole decorazione quattrocentesca completamente a sgraffito (Foto 7) con un motivo di fondo a finta pietra con fughe incise e nastrino di bordatura, ampie fasce marcadavanzale con un fregio a palmettelesene con elementi vegetali che inquadrano a coppie ciascuna finestra (Foto 8). Le cornici delle finestre, le trabeazioni e i marcadavanzali sono di pietra bianca, probabilmente travertino. Gli stipiti delle finestre sono ulteriormente arricchiti da trecce ornamentali (Foto 9).

La decorazione è integra e ancora leggibile grazie alla differenza di quota tipica dello sgraffito, ma la cromia originale risulta purtroppo completamente perduta a causa della diffusa erosione superficiale. Si tratta di un altro degrado assai comune negli intonaci a sgraffito, molto avanzato e che costituisce l’evoluzione dell’erosione del cortile di Palazzo Piccolomini.

Palazzetto trecentesco con stemma Piccolomini

Questo palazzetto si differenzia dagli altri edifici finora descritti per i suoi elementi costruttivi tipicamente medievali come le ampie bifore gotiche del primo piano in arenaria e il portale a sesto acuto del piano terra (Foto 10).

La decorazione di facciata si caratterizza per il consueto motivo di fondo a finta pietra, un grande stemma Piccolomini con le insegne papali tra le finestre del primo piano (Foto 11) e due fasce marcadavanzale rispettivamente arricchite da festoni vegetali, nastri e teste di cavallo al primo piano e una sequenza di piccoli archetti trilobati al secondo piano (Foto 12).

Lo stato di conservazione è complessivamente buono, ma la datazione risulta difficoltosa. La contemporanea presenza di un fregio tipicamente quattrocentesco e degli archetti trilobati potrebbe infatti suggerire una realizzazione tardo-ottocentesca, epoca in cui erano molto diffusi i restauri stilistici, l’Eclettismo e i revival neomedievali e neorinascimentali. Inoltre anche la bicromia beige e color terra di Siena, che presuppone l’uso di un intonaco grezzo con un aggregato di polvere di arenaria, si differenzia nettamente dalla tecnica descritta da Giorgio Vasari, mentre sembra compatibile con alcuni sgraffiti fiorentini della seconda metà del XIX secolo.

Palazzetto con bugnato e cornici delle finestre

La decorazione di questo palazzetto – in stile tipicamente manierista – si differenzia notevolmente dalle altre.
Il piano terra costituisce infatti un massiccio basamento, ben sottolineato da un bugnato diamantato bianco e grigio con fughe incise e nastrino di bordatura, mentre lo sfondo dei piani superiori è volutamente privo di decorazioni (Foto 14).
Il fronte è ulteriormente scandito in senso sia orizzontale che verticale da ampie fasce marcapiano, lesene e un alto cornicione decorati con ampi motivi a girali vegetali, vasi e cesti di frutta, cavalli alati ed esseri mostruosi simili a tritoni (Foto 15 e 16). Le cornici delle finestre sono invece arricchite da un motivo a losanghe (al primo piano – Foto 15) o triangoli (secondo piano – Foto 16).

La decorazione è integra e ben conservata e probabilmente databile alla fine del XIX secolo: alcuni elementi dei fregi nei marcapiani, e in particolare i cesti di frutta, i cavalli alati e gli esseri simili a tritoni sono infatti molto simili a due intonaci decorati del centro storico di Siena databili rispettivamente al 1893 (via Stalloreggi 69-71) e 1872-1915 (via Salicotto 28 – Foto  17 e 18).

Palazzetto con finta pietra, stemma Piccolomini e festoni vegetali

Questo edificio, di origini medievali, mostra le tracce di numerose fasi costruttive: attraverso le ampie lacune dell’intonaco si notano infatti alcune tracce di ampi finestroni in arenaria, probabilmente in origine bifore o trifore, con arco a tutto sesto. Sono inoltre evidenti alcuni lacerti di un intonaco più antico, non decorato e fittamente picchiettato per favorire l’adesione dello strato più recente con decorazione a sgraffito.

La decorazione attuale, purtroppo molto frammentaria e degradata (Foto 19), presenta il consueto motivo di fondo a finta pietra con fughe incise e nastrino di bordatura, un piccolo stemma Piccolomini tra primo e secondo piano (Foto 20) e fregi marcadavanzale con nastri e festoni vegetali molto simili a quelli del cortile di Palazzo Piccolomini. Le cornici delle finestre, di cui si conservano poche tracce, sono invece scarsamente leggibili.

La tecnica di esecuzione identica a quella descritta dal Vasari e lo stile dei fregi marcapiano sono compatibili con una realizzazione quattrocentesca. Lo stato di conservazione è purtroppo molto precario, con ampie lacune, rigonfiamenti e distacchi dello stato di intonaco. La superficie a sgraffito, sebbene leggermente erosa, appare invece chiaramente leggibile nella sua bicromia. La facciata risulta comunque bisognosa di urgenti restauri.

Palazzetto con fregi con palmette

Questo edificio presenta una sobria facciata sgraffita (Foto 22) costituita dal consueto motivo di fondo a finta pietra con piattabande delle finestre formate da tre conci (Foto 23), fasce marcadavanzale e cornicione con un motivo a palmette (Foto 24). La decorazione è completata anche da marcadavanzali modanati molto aggettanti di pietra arenaria.

L’elemento di maggiore interesse è costituita dalla cromia bianca e color terra di Siena, ben conservata unicamente nel sottogronda, che in origine simulava una muratura in conci squadrati di pietra arenaria.

La tecnica di esecuzione si differenzia nettamente da quella descritta dal Vasari e ha comportato le seguenti fasi di lavoro:
1) Stesura dell’intonaco di fondo.
2) Tinteggiatura dello stesso in color terra di Siena.
3) Esecuzione di un secondo intonachino bianco.
4) Tracciamento della decorazione con fili a piombo, listelli di legno e cordicelle intrise di pigmento (lignole) per lo sfondo a finta pietra, cartoni e spolvero per i motivi a palmette.
5) Esecuzione dello sgraffito.

Lo stato di conservazione è complessivamente discreto: la decorazione, sebbene perduta al piano terra e nonostante la presenza di alcune lacune e di un diffuso dilavamento della pellicola pittorica superficiale che ha compromesso la bicromia originaria, è complessivamente integra e leggibile. L’intonaco è probabilmente databile alla fine del XIX-inizio XX secolo.

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