Le CAPRIATE POLONCEAU del Mercato di Mezzo a Bologna

Oggi vorrei presentare le bellissime capriate Polonceau in legno e ferro del Mercato di Mezzo e dell’ex Cinema Ambasciatori in via Clavature, nel centro storico di Bologna immediatamente a ridosso di Piazza Maggiore.

Si tratta di due ampi spazi della seconda metà dell’800 (per la precisione il Mercato di Mezzo fu inaugurato nel 1877) di posti esattamente uno di fronte all’altro. La loro caratteristica di maggior pregio storico e documentale è costituita proprio dalla copertura a due falde con capriate Polonceau particolarmente curate anche dal punto di vista estetico, arcarecci (orditura secondaria) e travicelli (orditura minuta) costituiti da elementi in legno massiccio segato a quattro fili, scempiato di mezzane di cotto e manto di copertura in coppi bolognesi. Nella parte centrale di ciascuna copertura fu inoltre previsto fin dalla costruzione un ampio lucernario vetrato per una migliore illuminazione naturale. Durante gli interventi di recupero le capriate sono state restaurate e svolgono regolarmente la propria funzione statica.

Caratteristiche meccaniche e costruttive delle capriate Polonceau

Le capriate Polonceau, inventate nel 1837 dall’ingegnere francese Camille Polonceau, costituiscono una delle prime – e perciò interessantissime – applicazioni del ferro (sotto forma di acciaio e soprattutto ghisa) nelle costruzioni civili.

Schema di una capriata Polonceau

Il principio base prevede la sistematica sostituzione di tutte le componenti di una capriata palladiana in legno sottoposte a compressione o trazione pura con semplici tiranti in ghisa o acciaio: si ottengono quindi un notevole alleggerimento del peso proprio, una grande leggerezza visiva, la possibilità di superare luci più ampie con elementi strutturali relativamente snelli e soprattutto un notevole abbattimento di costi e tempi di lavorazione grazie alla produzione in officina delle parti in ferro e alla notevole semplificazione delle giunzioni tra i pezzi.

Scompaiono dunque il monaco e i saettoni, sostituiti da semplici contraffissi in metallo con analoga funzione, mentre la catena si trasforma in un tirante segmentato regolabile con un tenditore centrale. I puntoni – sollecitati a flessione – restano invece di legno. I tiranti sotto ai puntoni, i contraffissi e la catena vengono ancorati al legno mediante piastre bullonate, fazzoletti e staffe sagomate ad U.

Le capriate Polonceau del Mercato di Mezzo a Bologna

Nelle prime capriate Polonceau le parti metalliche erano in ghisa, una lega di acciaio e carbonio facilmente riconoscibile per il proprio colore grigio scuro e l’aspetto rugoso.
Le sue caratteristiche fisiche e meccaniche sono molto buone, anche se inferiori all’acciaio:
– ottima resistenza a trazione;
– buona resistenza a compressione;
– resistenza all’usura;
– resistenza alla corrosione, fatto che la rende un ottimo materiale per la realizzazione degli elementi portanti delle coperture;
– grande facilità di fusione e lavorazione.

Le capriate del Mercato di Mezzo e del Cinema Ambasciatori

Le capriate del Mercato di Mezzo e del Cinema Ambasciatori – identiche tra loro – rispecchiano perfettamente la tipica configurazione delle capriate Polonceau e sono costruite a perfetta regola d’arte. La loro esecuzione – e probabilmente progettazione – si deve a un tal Bedosti, capomastro dei lavori di costruzione.

I puntoni sono costituiti da due elementi in legno massiccio in segato a quattro fili di evidente lavorazione industriale.  Le teste dei puntoni sono inserite correttamente nella muratura allo scopo di evitare la formazione di sollecitazioni a momento flettente.

Le estremità dei tiranti sono molto raffinate: il tirante vero e proprio consiste infatti di una barra a sezione circolare con un occhiello e un’estremità filettata, quest’ultima fissata con un bullone a una robusta piattina sagomata ad U (Foto 1). La piattina a sua volta è ancorata al puntone con alcune piastre bullonate (Foto 2). Molto interessante è anche il nodo del contraffisso (Foto 3), risolto con un fazzoletto metallico che blocca i tiranti tramite bulloni inseriti negli occhielli delle barre: in questo modo sono possibili piccole rotazioni reciproche degli elementi metallici per compensare l’eventuale assestamento dei puntoni. Si tratta dunque di una perfetta realizzazione pratica del vincolo cerniera. Il contraffisso vero e proprio, soggetto a compressione, è invece sagomato a forma di fuso con sezione a croce per contrastare il fenomeno dell’instabilità per carico di punta e dotato di collarini ornamentali a ciascuna estremità.

Al centro della catena si trova infine un tenditore per la regolazione della stessa, a cui è stato aggiunto un ulteriore tirante verticale di collegamento tra il colmo della capriata e la catena per impedire la dislocazione reciproca dei due puntoni con conseguente perdita di planarità della capriata: questo componente ha dunque la medesima funzione della staffa metallica di collegamento tra il monaco e il puntone nelle capriate interamente di legno. Questo sottile tirante, è ancorato mediante una piattina sagomata ad U nell’estremità superiore e da un fuso di ghisa accuratamente modellato nell’estremità inferiore (Foto 4).

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