Piacenza, un antico MARCIAPIEDE A “RISSEU”

Il secondo marciapiede – visibile in via Cristoforo Poggiali nel centro storico di Piacenza – è molto più raffinato dell’ammattonato mantovano che abbiamo descritto nell’ultimo post.

Un rissêu “fuori zona”

La sua tecnica costruttiva è quella del rissêu, ovvero l’inconfondibile acciottolato ligure a disegni con l’uso di due differenti tipologie di ciottoli (di forma arrotondata per il “campo”, cioè le porzioni centrali dei disegni, e lenticolare per i contorni degli stessi) in tre colori differenti: bianco, grigio scuro e rosso bordeaux.
L’attestazione di una tecnica costruttiva tipicamente ligure a Piacenza non deve stupire, perché le provincie di Genova e Piacenza erano collegate da una fitta rete di scambi commerciali attraverso la Val Trebbia, e dunque l’architettura tradizionale piacentina ha accolto e rielaborato alcune tecniche decorative tipicamente liguri.

Una possibile ricostruzione della decorazione del marciapiede a rissêu

Attualmente la fascia acciottolata residua ha una larghezza stimabile in 50-60 centimetri: tuttavia il disegno si presenta conservato per una larghezza inferiore, di circa 40-45 centimetri, a causa della presenza di riparazioni grossolane eseguite con i ciottoli distaccati. Il marciapiede presenta inoltre un’ampia bordura di granito bianco, identica a quelle delle buffe di ventilazione coperte da grate in ferro battuto con una decorazione a zig-zag.Sia la bordura che le buffe sono dunque contemporanee tra di loro, ma posteriori rispetto all’esecuzione dell’acciottolato perché ne interrompono il disegno bruscamente (Foto 2 e 7).

 

Lo stato di conservazione del marciapiede è purtroppo disastroso: dell’acciottolato originale restano infatti solo alcuni lacerti sparsi, ma comunque sufficienti a tentare una possibile ricostruzione del disegno, che tuttavia presenta ampi margini di incertezza. Tale incertezza è aumentata ulteriormente dal materiale a mia disposizione perché – essendomi imbattuta in questa pavimentazione del tutto casualmente – non ho potuto raccogliere una documentazione fotografica sufficiente alla costruzione di un fotopiano: spero di avere al più presto questa possibilità e di procedere a una ricostruzione più accurata della possibile decorazione.

Il motivo ornamentale

Ciò premesso, il motivo ornamentale – semplice ma di grande effetto visivo – si basava sulla ripetizione modulare di losanghe colorate: una sequenza sicuramente attestata – e ripetuta per almeno due volte – prevede losanghe grigie scure e bordeaux su sfondo bianco (Foto 1) immediatamente seguite da una losanga bianca su sfondo grigio scuro (Foto 2).  Alle porzioni con losanghe sembrano inoltre alternarsi alcune campiture grigie in tinta unita, separate da strette fasce verticali bianche (Foto 3). Questa sequenza è interrotta da un’antica riparazione, eseguita con ciottoli bordeaux e grigio scuro, e dalla ripetizione di una seconda losanga bianca su sfondo grigio scuro (Foto 4). Altri tratti di marciapiede lasciano invece intuire una sequenza invertita, con la losanga grigia su sfondo bianco come ultima della serie (Foto 5 e 6). L’ipotesi proposta è dunque basata sulla ripetizione (simmetrica e speculare) della sequenza attestata dalle Foto 1 e 2, che, regolarmente ripetuta, costituiva l’intero marciapiede.

La tecnica di esecuzione

La tecnica di esecuzione sembra una versione semplificata di quella tipica dei rissêu liguri.

Per prima cosa sono stati raccolti e selezionati i ciottoli, dividendoli per forma e colore. A Piacenza l’approvvigionamento non era certo un problema, grazie alla presenza del Po proprio a ridosso delle mura cittadine.

A questo punto si è steso uno spesso strato di sottofondo in malta di calce aerea, probabilmente addizionata con caolino cotto (una particolare argilla bianca utilizzata nella fabbricazione di stoviglie in porcellana) per renderla idraulica e dunque resistente all’umidità (una caratteristica fondamentale in una pavimentazione esterna ad acciottolato). Questa malta – in Liguria detta “malta porcellana” – era molto usata nell’esecuzione dei sottofondi degli acciottolati proprio per la sua grande resistenza, come provano i larghi tratti di sottofondo dell’acciottolato piacentino ancora in buono stato di conservazione (Foto 6).

A questo punto è stata costruita una serie di linee guida per l’esecuzione delle losanghe con l’aiuto di cordini tesi tra picchetti: l’uso di cartoni o disegni preparatori incisi sulla malta erano infatti superflui a causa della notevole semplicità della decorazione.
I ciottoli sono stati infissi nella malta ancora fresca uno per uno con una martellina, delineando per prima cosa i contorni con ciottoli lenticolari, molto piatti e sottili, posti di taglio (Foto 7). Successivamente si sono riempiti i “campi” con ciottoli rotondeggianti.
Tuttavia – a riprova di un’esecuzione abbastanza sommaria – questa regola non è stata sempre seguita pedissequamente, come dimostrano i bordi di alcune losanghe di formati da ciottoli rotondeggianti (Foto 8).

La superficie finita veniva quindi livellata accuratamente con una leggera battitura mediante una tavoletta percossa da una mazzetta e gli interstizi tra i ciottoli stuccati con sabbia fine. L’ultima operazione consisteva nel lavaggio della superficie con acqua per esaltare consentire la penetrazione della sabbia in profondità, assestare la pavimentazione ed esaltare il colore dei ciottoli.

Lo stato di conservazione
Ampie porzioni dell’acciottolato sono state sostituite o nascoste da una pavimentazione in asfalto

Come anticipato, lo stato di conservazione è assolutamente disastroso e il recupero del marciapiede si presenta decisamente arduo.
La superficie è infatti caratterizzata da ampie porzioni perdute e lacune in cui traspare il sottofondo in malta bianca, in cui sono evidentissime le impronte lasciate dai ciottoli ormai perduti (Foto 8), e riparazioni probabilmente antiche eseguite riposizionando i ciottoli distaccati senza seguire il disegno originale (Foto 9), la cui leggibilità appare dunque compromessa. In epoca moderna sono stati invece eseguiti rattoppi molto grossolani con asfalto e malta cementizia (Foto 7 e 8), e ampie porzioni dell’acciottolato sono state sostituite o ricoperte con asfalto. Si segnalano inoltre numerosi ciottoli sciolti e distaccati, che hanno perso la propria collocazione originale. L’apertura delle buffe di ventilazione delle cantine ha infine comportato la perdita di ampie porzioni del disegno.

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